I quasi sei milioni di navigatori del 2001[2] saranno anche dei compratori?

Secondo l’Osservatorio Internet Italia del prestigioso Istituto Nielsen[3], nel 1999 solo l’8% degli italiani che navigano in internet ha effettuato acquisti on line, contro il 30% degli statunitensi (che hanno più di 100 milioni di navigatori).

Il dato non è poi così cattivo: si tratterebbe di circa 250.000 eroi[4] che hanno sfidato una stampa che parla solo di rischi, truffe e raggiri, per non considerare il fatto che l’uso della carta di credito nel nostro paese è ancora molto limitato.

Tab. 3 Attività svolte dai navigatori

Fonte: Microstrategy

Cosa fanno allora i navigatori nel mondo?

Praticamente tutti approfondiscono interessi, cercano informazioni, anche su prodotti da acquistare, cercano notizie aggiornate.

Metà dei navigatori ascoltano musica, consultano le programmazioni televisive e cinematografiche e "chattano"[5].

Solo il 12% esegue operazioni bancarie via internet, mentre ben il 31% programma in rete i propri viaggi.

Perciò la propensione a comprare turismo in rete è ben maggiore di quella generica a comprare (26%) e molto maggiore di quella a gestire i propri soldi a distanza.

Naturalmente non si può comprare ciò che non c’è o non si riesce a trovare: la quasi totalità delle informazioni vengono cercate tramite motori di ricerca e portali, seguono a distanza i siti di categoria e d’informazione.

Tab. 4 Modalità di reperimento delle informazioni


Fonte: FED (Federazione Economia Digitale) - 30 nov.2000

Basta una qualunque ricerca sui maggiori motori di ricerca per verificare quanto i siti italiani siano poco rappresentati.

Come realtà paradossale cito i risultati di una ricerca con la chiave "hotels in Rome" che mi ha dato per primo un sito russo (che contiene anche alberghi di roma)!

Se è vero che nel corso di quest’anno le aziende con accesso ad internet saranno un milione e mezzo (tabella 5), è altrettanto vero che si stima che meno di 300.000 abbiano un sito (tabella 6), prevalentemente una vetrina senza un negozio in cui non si possa commerciare.

Tab. 5 Aziende con accesso a Internet


Fonte: FED (Federazione Economia Digitale) - 30 nov.2000

Tab. 6 Aziende con sito


Fonte: FED (Federazione Economia Digitale) - 30 nov.2000

Riportiamo per cronaca nelle tabelle 7 e 8 i dati di provenienza imprenditoriale sulle stime di acquirenti e transazioni on line, che ci sembrano molto ottimistici prevedendo oltre due milioni di consumatori in rete, con una spesa di 2.700 miliardi, già quest’anno.

Ottimistico il numero e anche l’importo medio di spesa, superiore al milione.

Infatti, come dicevamo, il primo limite alla diffusione del commercio elettronico è nel numero di prodotti e servizi offerti.

E poche saranno le offerte se non cambia la propensione all’investimento su internet, da parte delle piccole e medie imprese.

Tab. 7 N° acquirenti on-line


Fonte: FED (Federazione Economia Digitale) - 30 nov.2000

Tab. 8 Valore annuo transazioni e-commerce (Mln lire)


Fonte: FED (Federazione Economia Digitale) - 30 nov.2000

Secondo una pregevole ricerca Sirmi dello scorso anno (tabelle 9, 10 e 12), la propensione di spesa per l’allestimento di un sito internet, relativa ai soli soggetti che hanno già deciso di farlo o lo hanno fatto, è inferiore ai 20 milioni per la stragrande maggioranza degli imprenditori.

Solo il 15% pensa di investire dai 20 ai 100 milioni.

Tab. 9 Spesa per l'implementazione di un sito


Fonte: Simi SPA

Tab. 10 Spesa per l'implementazione del sito


Fonte: Simi SPA

Peggio ancora, tra gli imprenditori che hanno deciso di implementare una soluzione di commercio elettronico rimane un 13,6% che pensa di spendere meno di 20 milioni; la maggioranza degli intervistati non sa rispondere (vedi tabella 10).

E’ scoraggiante che un imprenditore pensi che un sito, una specie di raddoppio della propria impresa, debba costare meno di un furgoncino: naturalmente non è così ed infatti riportiamo in tabella 11 uno schema di costo/rendimento tratto da un caso concreto citato nel Quinto Forum Italiano sul commercio elettronico.

Tab. 11 Investimento tipo di una P.M.I. che vende servizi turistici e prodotti tipici

  • investimento software lire 20.000.000
  • spesa marketing e web development lire 70.000.000
  • costi di gestione lire 15.000.000 (1/4 di tempo uomo)
  • utenti registrati ad oggi circa 1.500
  • singoli visitatori giornalieri 150
  • rapporto visite/acquisti di circa 300/1
  • ordine medio per i prodotti tipici circa lire 200.000
  • ordine medio servizi turistici circa lire 1.000.000
  • fatturato annuo totale del sistema circa lire 400.000.000
Fonte: 5° Forum italiano sul commercio elettronico - 2000

Tab. 12 Fattori chiave per avere successo nel commercio elettronico


Fonte: Sirmi SPA

A fronte di 90 milioni di investimento esterno e 15 milioni di investimento interno, cominciano ad arrivare i primi risultati che sono incoraggianti ma dimostrano come l’investimento internet vada ammortizzato in più anni, come un furgoncino, appunto.

Nella tabella 12 illustriamo quelli che sono considerati, dagli imprenditori che già hanno un sistema di commercio elettronico, i fattori chiave di successo.

La velocità del sito e la sicurezza delle transazioni battono tutte le altre risposte, dimostrando in realtà i timori di chi deve sopportare una rete nazionale lenta e un clima di pregiudizio negativo sulla sicurezza delle transazioni.


[2] Vedi tabella 2
[3] Vedasi "Analisi dei dati e degli accessi al web" a cura della Camera di Commercio di Milano, 2000
[4] secondo la FED sarebbero più di 500.000, vedasi la tabella 7
[5] "chattare" da "to chat", chiacchierare in rete con amici lontani o, molto più spesso, con persone incontrate in comunità virtuali