Nel corso del 2000 si sono parzialmente realizzate le riforme e le innovazioni di cui il "sistema" della formazione professionale ha molto bisogno.

Come anticipato[1] le enormi necessità di formazione ancora non soddisfatte stanno cominciando a trovare strumenti di attuazione.

Con le sperimentazioni nazionali e regionali di attività di formazione esterna per apprendisti è di fatto nato un sistema di formazione in alternanza scuola-lavoro.

L’estensione dell’obbligo formativo alla maggiore età, (tramite i tre canali dell’apprendistato, dell’Istruzione e della Formazione Professionale) comincia solo timidamente ad essere operativa ma le risorse per realizzarla sono state reperite.

Invece ancora non decolla la riforma che consentirà la nascita di un sistema di formazione continua.

Nella Legge finanziaria dello scorso dicembre è stata prevista la nascita di quattro fondazioni nazionali (per industria, servizi, artigianato e agricoltura) che dovrebbero gestire le risorse per la formazione continua dei lavoratori, ma non è detto che il decollo di queste fondazioni sarà veloce né semplice.

Anche la certificazione delle strutture formative procede a rilento.

Invece, dovendo rispettare le rigide disposizioni comunitarie, la vera novità del 2000 è stata rappresentata dal decollo delle strategie regionali di formazione professionale, tramite l’approvazione dei POR (Programmi Operativi Regionali) e degli altri strumenti di programmazione.

Da ora in poi la stragrande maggioranza delle risorse cofinanziate dall’Unione Europea per il tramite del FSE (Fondo Sociale Europeo) verrà gestita direttamente dalle Regioni senza significativi vincoli di livello nazionale.

Naturalmente spetterà alle singole Regioni e Provincie Autonome gestire bene e celermente queste risorse, e non sarà facile.

Possiamo infatti vedere dalla tabella 1 che, in relazione alle regioni dell’obiettivo 3 (il centro-nord del nostro paese), nel precedente sessennio (1994-1999) la capacità di impegno è stata molto lenta e discontinua e ancora più lento è il flusso dei pagamenti (tabella 2).

Il grafico della tabella 3 ci mostra chiaramente la linea di impegno ideale a confronto con la linea di impegno reale.

Nella linea ideale di impegno abbiamo ipotizzato un overbooking sino al 110% delle risorse perché nella vita operativa una parte significativa degli impegni non si tramutano in spesa visto che, per le iniziative cofinanziate dai fondi comunitari, vige il principio del rimborso delle spese sostenute e riconosciute che, forzatamente, sono minori di quelle di budget.

Come si vede, le regioni dovranno saper impegnare con maggiore armonicità ma, soprattutto, dovranno imparare a erogare i finanziamenti con maggiore velocità.

Infatti perderanno le risorse non pagate e rendicontate all’Unione Europea entro due anni dall’impegno.

Due anni sembrano tanti ma, rispetto alla situazione attuale, buona parte delle risorse sarebbero a rischio.

Si tratta perciò di accelerare i tempi di assegnazione e di pagamento delle iniziative, visto che non mancano certo i bisogni, anzi il vero problema degli anni futuri è costituito dal reperimento di nuovi finanziamenti.

Infatti il passaggio di tutte le competenze alle Regioni, presto o tardi, le costringerà a reperire nuove risorse o ad arrendersi di fronte all’enormità dei compiti correlati con il denaro a disposizione.


[1] Tito Livio Mongelli, IX Rapporto sul turismo italiano, pag 555 e seguenti