Possiamo considerare il 2000 come l'anno in cui vi è stato un significativo avanzamento del processo di riforma che dal 1997 in poi ha investito il sistema formativo italiano. Per quanto riguarda il sistema scolastico la novità di maggiore rilievo è stata l'approvazione della riforma dei cicli che ha dato l'avvio ad una ridefinizione del sistema e dei suoi rapporti con il sistema di formazione professionale e del lavoro (www.istruzione.it).

Alla base di questa riforma c'è l'esigenza di adeguare il sistema stesso ai bisogni di una società avanzata e in continua trasformazione, nella prospettiva del lifelong learning.

"Elemento costituente di questo processo è il raccordo, da un lato, tra scuola e formazione professionale e, dall'altro, tra la scuola stessa, il mondo del lavoro e tutti i soggetti coinvolti nei processi formativi non inclusi nel sistema scolastico formale."

Con riferimento al sistema scolastico e formativo gli aspetti di riforma correlati, al lifelong learning riguardano:

il riconoscimento dell'autonomia amministrativa, didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo delle singole istituzioni scolastiche;

la ristrutturazione dei cicli scolastici;

la ridefinizione dei curricoli (definiti per la scuola dell'infanzia e di base, in via di definizione per la secondaria);

l'elevazione dell'obbligo scolastico a 15 anni;

l'istituzione dell'obbligo formativo fino a 18 anni per offrire ai giovani tre opportunità di scelta tra percorsi formativi considerati equivalenti (scuola, formazione professionale, apprendistato anche in via integrata);

la riforma, nel 1998, dell'Esame di stato conclusivo della scuola secondaria, che rilascia un certificato analitico delle competenze acquisite;

la riorganizzazione dell'apprendistato e la progressiva diffusione dei tirocini formativi e di orientamento;

l'istituzione, dal 2000, di un nuovo sistema di istruzione e formazione tecnica superiore, parallelo e integrato con l'università, che coniuga una forte formazione di base, soprattutto a carattere scientifico e tecnologico, con le specializzazioni richieste dal mercato del lavoro;

la riorganizzazione e il potenziamento dell'educazione permanente degli adulti, in attuazione degli orientamenti dell'Unione Europea, con l'istituzione, dal 1998, di centri territoriali per l'educazione degli adulti;

la riforma dei corsi di laurea, con il rafforzamento dell'autonomia didattica degli atenei e l'introduzione, dal 2001, delle lauree in sequenza con una laurea specialistica (altri due anni) e il dottorato di ricerca;

la recente riforma intende promuovere un vero e proprio "diritto all'apprendimento" come superamento e consolidamento del già affermato "diritto allo studio".

L'obiettivo in sostanza è quello di favorire un reale successo formativo che consenta a ciascuno - secondo le proprie dotazioni e le proprie effettive possibilità - non tanto di conseguire il titolo di studio, quanto, soprattutto, di acquisire la capacità di padroneggiare i contenuti dell'apprendimento. Le conoscenze trasmesse dalla scuola, acquisite e "metabolizzate", potranno essere strumento utile di governo e interpretazione dei fattori evolutivi della nostra società.

(www.istruzione.it/mpi/ministro/parigi.htm intervento del Ministro Tullio De Mauro al vertice dei ministri europei dell'educazione sul tema "Investire nelle competenze per tutti" - Parigi, 2 aprile 2001.)