La struttura del sistema scolastico tedesco si presenta come un insieme organico in grado di assicurare al mercato del lavoro le figure professionali richieste dall'evoluzione tecnologica (A. Bello, Le ragioni del convegno, Dossier, Italia e Germania: sistemi a confronto, in Scuola democratica, rivista trimestrale di ricerca sociale e strategie formative in collaborazione con il Cirses, Anno XVII, lug.-dic. 1994, n. 3/4, p.5).

In sostanza questo modello prevede strutture fortemente canalizzanti, collegate alla struttura produttiva in maniera funzionale.

L'obbligo scolastico inizia con il compimento del sesto anno di età e termina a diciotto anni, fino a ai sedici anni tutti frequentano una scuola a tempo pieno; tra i sedici e i diciotto anni, i giovani che non intendono proseguire gli studi volendo esercitare una professione come lavoratore specializzato devono comunque continuare a studiare o frequentando delle scuole a tempo parziale oppure facendo pratica in un'impresa.

"In generale si possono distinguere" in Germania, come esplicitato chiaramente da F. Kath, "tre tipologie-base nei sistemi di formazione: esclusivamente scolastici, di sola pratica presso imprese, o forme di apprendistato miste, in cui scuola e impresa forniscono insieme qualificazioni professionali." (F. Kath, La connessione tra istruzione generale e formazione professionale in Germania).

Al termine dell'istruzione obbligatoria a tempo pieno la maggior parte dei giovani tedeschi prosegue il proprio corso di studi nell'ambito della formazione professionale in alternanza, famosa con il nome di "sistema duale" e così chiamata perché gli studenti contemporaneamente sono impegnati sia nella formazione pratica nelle aziende, che nella formazione teorica nelle scuole professionali a tempo parziale.

Gli elementi principali che caratterizzano la struttura di questo sistema si possono così sintetizzare:

ogni allievo stipula un contratto con l'azienda ospitante;

l'impresa si assume il compito di formare l'allievo e di garantirgli una retribuzione, in genere inferiore a quella di un operaio;

ogni allievo divide il suo tempo tra luogo di lavoro (80%) e scuola professionale (20%);

nell'ambiente di lavoro, l'allievo viene seguito da un operatore qualificato e apprende principalmente i contenuti pratici della qualifica scelta;

a scuola, il discente apprende i contenuti teorici della qualifica scelta, grazie alla professionalità di docenti scelti dai Lander;

al termine del periodo di formazione è previsto un esame di qualifica.

(Studio Meta & associati, Report finale. Modelli di intervento formativo nei processi di inserimento occupazionale (apprendistato e contratti di formazione-lavoro): aspetti critici e fattori di successo, Meta studio & associati, Bologna, maggio 1996; W. Streeck, L'impresa come il luogo di formazione e di apprendimento, in P. Ceri, Impresa e lavoro in trasformazione, il Mulino, Bologna 1998).

Sul piano educativo non c'è una netta divisione tra formazione pratica in impresa e formazione teorica a scuola, in quanto entrambe si integrano attraverso dei workshop di formazione o lezioni d'aula.

In quest'ottica l'azienda diventa a pieno titolo una componente del sistema integrato quale luogo favorevole all'apprendimento e quale erogatore di formazione complementare a quella teorica impartita nelle aule scolastiche.

Il fulcro della formazione professionale, dunque, non coincide con il sistema scolastico, come accade nella maggioranza degli altri paesi, bensì nell'impresa lasciando alle scuole solo una funzione integrativa.

La formazione professionale, finalizzata all'inserimento produttivo, gode di grande attenzione da parte dello Stato e delle parti sociali e non sembra essere screditata rispetto all'istruzione superiore; anche in riferimento al sistema di istruzione generale, il sistema tedesco si basa più su una base professionale che su valori educativi generali (A. Macelli, Formazione delle risorse umane, Francia e Germania a confronto, in Professionalità. Rivista di cultura, esperienze e innovazione per la formazione al lavoro. N.47, anno XVIII - settembre-ottobre 1998, editrice la scuola).

Alla base di questo modello ci sono due concetti fondamentali:

il processo di acculturazione di cui l'istruzione si fa carico non è considerato conclusivo se non integra un esperienza professionalizzante, anche se scuola e formazione professionale sono organizzate come funzioni distinte;

la formazione professionale è generalizzata (per tutti i soggetti e tutte le professioni) e rappresenta un momento di grande rilievo formale nel processo di acquisizione di uno status/ruolo lavorativo e sociale - si conclude con prove verificate che vincolano le aziende nella fase di inquadramento".
(A. Bello, Dossier, Italia e Germania: sistemi a confronto, in Scuola democratica, rivista trimestrale di ricerca sociale e strategie formative in collaborazione con il Cirses, Anno XVII, lug.-dic. 1994, n. 3-4;).

Uno dei problemi centrali del sistema duale è quello di riuscire ad armonizzare le due parti della formazione professionale, quella scolastica e quella che si svolge in impresa, questo potrebbe avvenire attivando una produttiva sintonia tra gli addetti alla formazione in impresa e gli insegnanti delle scuole.

In più la sua struttura è troppo rigida, la didattica non possiede un assetto modulare, e non ha sviluppato il sistema dei crediti, ancora allo stato sperimentale. Solo agli inizi sono poi le pratiche di valutazione della qualità.

Si tratta di alcune debolezze che il governo tedesco con il progetto di legge in discussione sulla riforma degli studi superiori ha intenzione di correggere.

È comunque indubbio che al sistema duale si devono importanti risultati come la progressiva diminuzione della presenza di giovani lavoratori non qualificati e la diminuzione dei tassi di disoccupazione.