Il rapporto tra istruzione e formazione, in questo periodo storico, occupa un posto centrale nel dibattito politico, economico e sociale della maggior parte dei paesi occidentali, in quanto si è percepito come questo legame costituisca una risorsa fondamentale su cui i paesi ad economia avanzata debbano investire per fronteggiare i gravi problemi occupazionali che li affliggono, sostenere la crescita economica e la competitività dei sistemi produttivi nazionali nel mercato globale.

Ma il legame tra scuola e lavoro non è un percorso privo di ostacoli.

Questa difficoltà è implicita al rapporto stesso, poiché coinvolge due sistemi, quello formativo e quello del lavoro, che appartengono a due realtà differenti, una culturale e l'altra economica, ma che necessariamente dovrebbero essere posti in relazione.

In particolare l'obiettivo del mercato del lavoro è quello di ottimizzare le risorse umane per incrementare i processi produttivi, mentre, come si evince dal Libro Bianco della Comunità Europea (1994), il sistema di istruzione ha come funzione essenziale l'integrazione sociale e lo sviluppo della personalità attraverso la condivisione dei valori comuni, la trasmissione di un patrimonio culturale e l'apprendimento all'autonomia.

Il mancato legame tra i due sistemi, ha come evidenti conseguenze "la disoccupazione intellettuale, la crisi delle credenze educative, chiaramente presenti già fin dagli anni sessanta e destinati ad accompagnare costantemente, fino ai giorni nostri, la riflessione sugli esiti dell'investimento in istruzione e sulla spendibilità o redditività dei titoli di studio" (Schizzerotto, Checchi in E. Besozzi, Navigare tra formazione e lavoro, Carrocci editore, 1998).

Bisognerebbe a nostro avviso, prima di tutto, superare l'atteggiamento diffuso soprattutto nelle piccole e medie imprese che spesso considerano inutili perdite di tempo gli impegni culturali, anche se finalizzati ad allargare l'orizzonte della scienza e della tecnica, che pur sempre rappresentano una premessa indispensabile per una più valida professionalità.

Da queste riflessioni emerge l'esigenza di individuare nuove forme di relazione tra domanda sociale di formazione ed esigenze del mercato del lavoro.

In particolare si è posta l'attenzione su una riqualificazione del sistema formativo, poiché il modello tradizionale non può limitarsi al solo sviluppo mentale e quindi restringersi alla sola acquisizione di conoscenze, bensì deve formare le capacità e le abilità che permettano a ciascun individuo di orientarsi autonomamente non solo in una prospettiva lavorativa ma di aprirsi nei confronti della realtà esterna (G. Chiari, S. Saltarelli, Alternanza scuola/lavoro, FrancoAngeli, Milano, 1996).

L'elemento fondamentale quando parliamo di alternanza scuola/lavoro e/o riqualificazione del sistema formativo è centrare l'attenzione, non sull'idea di assoggettare la scuola ai bisogni del mondo produttivo, quasi che la stessa attività didattica debba essere pensata meccanicamente in funzione di tali esigenze, ma, al contrario, trovare una relazione strategica tra i due sistemi, che prenda in considerazione le loro specifiche realtà.

Questa relazione non può prescindere dai mutamenti del mondo del lavoro, il sistema formativo e le politiche nazionali ed europee, dalle nuove problematiche che incontrano coloro che vi accedono per la prima volta nonché dai profili professionali emergenti; si tratta di pensare e realizzare dei percorsi flessibili e differenziati.