Il nostro Paese ha visto, negli ultimi decenni, un rinnovato interesse per le problematiche dell'infanzia e dell'adolescenza, per le condizioni di vita ed i bisogni dei bambini.

Si è verificato un cambiamento nella considerazione giuridica del cittadino "minore", che non può più essere destinatario di norme di protezione, ma deve diventare titolare di diritti garantiti.

I prodromi di questi cambiamenti vanno ricercati nella dichiarazione dei diritti del minore (1959) e nelle Convenzioni sui diritti del fanciullo (1989), in cui la comunità internazionale ha espresso la necessità che le realtà nazionali si impegnassero attivamente per assicurare una crescita adeguata e migliori condizioni di esistenza ai soggetti in età evolutiva.

Gli interventi, che prima avevano un carattere prettamente contingente e che tendevano quindi a risolvere i problemi così come emergevano, con la ratifica della Legge n. 176 del 27 maggio 1991 per il raggiungimento degli scopi previsti dalla Convenzione internazionale di New York sui diritti del fanciullo, hanno trovato, finalmente, una strutturazione organica, mediante l'organizzazione di un piano d'azione che il governo si è impegnato ad attuare in stretta collaborazione con le Regioni e le Municipalità, con il coinvolgimento del privato - sociale, del volontariato, dell'associazionismo, delle Ong e della società civile in stretto raccordo con le Istituzioni dell'UE, per la realizzazione di interventi sul piano culturale, normativo e amministrativo.

L'Italia ha così istituito un Osservatorio Nazionale sulla condizione dei minori, un Centro Nazionale di studio e documentazione e ha predisposto un Piano d'Azione per l'infanzia e l'adolescenza. Obiettivo del Piano di Azione è quello di costruire una politica per i soggetti in età evolutiva, non segmentata e parcellizzata, ma unitaria, in cui risulti fondamentale l'adozione da parte delle istituzioni di metodologie di coordinamento delle azioni a livello locale, regionale e nazionale.

La Legge 28 agosto 1997 n. 285 è una delle iniziative legislative più importanti del Piano d'Azione citato e costituisce un contributo importante in favore di una migliore condizione dei minori ed al sostegno delle famiglie. Si tratta di un vero e proprio strumento di politica per l'infanzia e l'adolescenza, che completa le iniziative avanzate con la Legge 19 luglio 1991 n. 216 per la prevenzione ed il recupero dei minori coinvolti in attività criminose.

La Legge si propone di valorizzare le risorse del territorio e di coinvolgere attivamente, utilizzando il ruolo propulsivo degli Enti Locali, tutti i soggetti competenti, dal Provveditorato agli Studi alle Aziende Sanitarie Locali, dalle ONLUS ai centri per la giustizia minorile.

Lo Stato si riserva i compiti di supporto tecnico alla progettazione ed alla realizzazione dei relativi interventi nonché le attività di verifica degli stati di attuazione degli interventi, dell'andamento della spesa, riservandosi la possibilità di riassegnazione delle risorse nel caso di mancato impiego ed attuazione dei progetti finanziati.

L'intero impianto si struttura attorno alla valorizzazione delle risorse del territorio e del ruolo affidato agli Enti Locali.

La Legge 285/97 prevede diversi interventi che richiedono l'acquisizione di conoscenze specifiche non solo rispetto all'ambito di vita considerato e cioè l'infanzia e l'adolescenza, ma anche come acquisizione di elementi, variabili, dimensioni teoriche ed applicative proprie della programmazione.

Per la programmazione sociale il quadro normativo costituisce un'opportunità di crescita e di sviluppo, la possibilità di superare una condizione di marginalità, di isolamento e di scarsi interscambi con le progettazioni di servizi realizzate in altri settori.

I problemi sorgono soprattutto al momento della progettazione esecutiva. Tutti i progetti approvati sono il risultato di intese tra istituzioni (Comuni, ASL, Provveditorato agli Studi, cooperative sociali, ecc.) che individuano finalità ed azioni macro. È richiesto però un ulteriore passaggio: scomporre il macro - progetto in sotto - progetti, con obiettivi, attività, tempi e responsabili per ciascuno dei risultati specifici individuati.

L'attivazione della Legge 285 vede l'intervento di diversi attori, coinvolti nella realizzazione di progetti di innovazione e cambiamento. Accanto ai problemi di gestione dei progetti connessi al passaggio della progettazione di massima alla progettazione esecutiva, occorre approfondire la valutazione in ambito progettuale per riflettere sui risultati prodotti e comunicare ai diversi attori i processi attivati ed i risultati raggiunti.

È importante che la realizzazione dei progetti venga accompagnata dall'attivazione di un processo di raccolta e trattamento delle informazioni che devono risultare misurabili per rispondere a tali esigenze di valutazione.

Dall'entrata in vigore della Costituzione repubblicana ad oggi, l'evoluzione del sistema delle autonomie nel nostro Paese si è articolata insieme allo sviluppo del sistema dei servizi sociali. Solo negli ultimi anni dai principi costituzionali di autonomia, solidarietà e responsabilità e dai principi base dell'ordinamento dell'Unione Europea è stato tratto il principio di sussidiarietà, il cui profilo fondamentale è rappresentato dal superamento dell'ottica dell'intervento pubblico unilaterale con la scoperta contestuale della dimensione comunitaria, intesa come logica "orizzontale", di autonomia, solidarietà e responsabilità che si aggiunge a quella tradizionale di tipo verticale.

La Legge 285 sceglie gli itinerari della crescita, della formazione e della socializzazione delle persone come luogo di prevenzione del disagio, di sviluppo del benessere e della cultura. Essa costituisce il primo grande investimento a favore delle nuove generazioni.

Le politiche per l'infanzia e l'adolescenza non sono viste come un sottosettore delle politiche assistenziali ma vengono considerate tratto distintivo delle politiche sociali.

La Legge richiede alle istituzioni, alla società civile e a tutto il mondo delle organizzazioni non lucrative di contribuire all'elaborazione dei Piani di intervento e non solo alla realizzazione delle attività.

Una pratica importante che deve essere attuata nella progettazione e realizzazione di un intervento è il coinvolgimento e l'ascolto dei cittadini, in questo caso bambini, per avere i loro pareri e le loro proposte.

Nella Legge, il criterio di riparto delle risorse economiche è orientato ad investire di più laddove ci sono più bambini e sono evidenti condizioni di disagio e di arretratezza dei servizi a loro destinati. Tuttavia questa non è solo una Legge di contrasto del disagio; essa mira a sviluppare una politica sociale concepita come investimento sullo sviluppo delle persone attraverso una serie di interventi che consenta ai Comuni sul proprio territorio di favorire l'esercizio dei diritti di cittadinanza per le nuove generazioni.