Nel giro di pochi decenni l'intero scenario dei saperi e delle abitudini umane si è radicalmente trasformato nelle società occidentali.

Sono mutate le condizioni materiali della comunicazione e della conoscenza ed insieme a queste e con queste sono mutate le forme del sapere umano1. Televisione e Computer non sono semplici macchine, ma apparati di conoscenza, metafore di un nuovo regime mentale, caratterizzato da fluidità, contaminazione, interattività.

L'uomo "alfabetizzato" del 2000 è colui che conosce e sa utilizzare l'informatica e la telematica e che ha una discreta conoscenza dell'inglese.

I nuovi media rappresentano una finestra privilegiata sul mondo e stanno diventando sempre più importanti non solo per il lavoro ma anche per capire la cultura.

La computer illiteracy ben presto diventerà un nuovo tipo di esclusione che equivarrà all'esclusione dalla possibilità di comprendere il mondo esterno.

Parliamo dell'uomo alfabetizzato del 2000 in modo volutamente provocatorio, perché l'etimologia stessa della parola "alfabetizzare" (istruire qualcuno a leggere e scrivere)2 ci riporta a quello che da sempre è considerato il mezzo di conoscenza e di sapere per eccellenza: il libro.

Oggi come nel passato, nella scuola come all'università, si insegna principalmente attraverso la lezione tradizionale (spiegazione/interrogazione) e attraverso la lettura/scrittura di testi.

A questo tipo di apprendimento che possiamo definire "formale", perché tipicamente scolastico e perché richiede sforzo, impegno e astrazione, se ne aggiunge un altro, che possiamo definire "informale", quello dei nuovi media (Internet, computer, televisione, ecc.), perché centrato sulle logiche della partecipazione, dell'immersione e della complicità.

Oggi, rispetto al passato, si apprendono molte più informazioni con il multimediale rispetto al monomediale e in parte queste informazioni riescono a toccare aspetti specialistici che rendono i nuovi media (cd - rom, Internet, ecc.) di qualità, paragonabili all'insegnamento del medium libro.

Ci viene quindi spontaneo porci una domanda: perché i nuovi media attraggono una quantità così grande di individui?

La risposta viene immediata: perché il sistema dei media (tv, computer, Internet, radio, ecc.) tiene occupate zone corporee (e mentali) più estese di quelle occupate dalla lettura grazie al sonoro e alle immagini e perché vincola l'individuo ad un rapporto di complicità con il mezzo. Il sistema dei media risulta quindi più divertente, più vicino all'individuo perché più coinvolgente e non accademico.

L'apprendimento multimediale opera per immersione (ci si immerge con più sensi: la vista, l'udito, il tatto...) mentre l'apprendimento monomediale opera principalmente per astrazione (tra i fattori che hanno determinato lo sviluppo della capacità critica e dei saperi astratti, un ruolo determinante è stato giocato dalla tecnologia visiva per eccellenza: la scrittura a stampa).

Quando parliamo di multimedialità, intesa come punto di incontro tra ricchezza audiovisiva, interattività e profondità conoscitiva e informativa, facciamo riferimento a come essa venga a realizzarsi dentro gli spazi d'uso di un computer (ovviamente multimediale!) che racchiude i tre elementi fondamentali di comunicazione e conoscenza: audiovisivo, scrittura e interattività.

Lo sviluppo della radio, della televisione e degli altri strumenti di comunicazione e di diffusione delle informazioni, ha contribuito sicuramente a far perdere al libro il primato ed il monopolio della trasmissione del sapere. Ora il libro stampato è in una fase in cui deve sicuramente ridisegnare il suo spazio in un percorso di affiancamento con le altre forme di comunicazione.

Le osservazioni appena fatte ci spingono a fare alcune riflessioni che sono alla base del nostro lavoro.

Lo sviluppo delle nuove tecnologie influenza e modifica molte funzioni conoscitive umane. Mutando le condizioni materiali della comunicazione e della conoscenza, mutano le forme del sapere umano (dalla memoria, all'immaginazione fino ad arrivare a nuove forme di ragionamento).

Deve cambiare, quindi, anche la trasmissione del sapere.

Le scuole, le ludoteche e tutti i servizi per l'infanzia, così come gli insegnanti, gli educatori e gli stessi genitori devono accompagnare la rivoluzione in atto, non solo rendendo moderno l'apparato delle risorse tecniche per la didattica, dando la possibilità a tutti di "alfabetizzarsi" nella nuova era, ma anche accogliendo e legittimando gli stili di pensiero e di azione che sono propri del nuovo campo. In caso contrario, tra le istituzioni educative e la società il contrasto diverrà sempre più insanabile e sempre più insanabile diverrà il conflitto tra le matrici di conoscenza e di esperienza dei giovani e quelle di chi provvede alla loro formazione.

Ma perché il bambino si trova bene nel multimediale?

La risposta a questa domanda ci fa entrare nel vivo del nostro lavoro e rappresenta un po' la motrice che ci spinge ad indagare sull'edutainment (educare giocando) come nuova ed efficace metodologia di insegnamento.

Il bambino si trova bene nel multimediale perché utilizza la tecnologia come un modo per giocare ed è attraverso l'attività ludica che si avvicina e impara a conoscere le tecnologie più avanzate.

Il bambino gioca con i mezzi grazie alla complicità, alla facilità, alla piacevolezza degli strumenti di accesso alle macchine e, in questa sua attività, recupera l'analogia, il confronto, mettendo tutto in rapporto con tutto.

L'ambiente multimediale è ricco di stimoli visivi e sonori (suoni, immagini, animazioni, movimento) e il bambino vi si immerge, partecipa, interagisce con un ambiente dinamico e vario.

 

 

[1] Roberto Maragliano, Manuale di didattica multimediale, Bari, Laterza, 1996
[2] Il grande dizionario Garzanti della lingua italiana, Garzanti Editore, 1997