Se osserviamo la situazione del nostro Paese, ci rendiamo conto che, nonostante lo sviluppo imperante dei nuovi media e delle nuove tecnologie, netta è la spaccatura tra chi è dentro e chi è fuori, tra chi ha e chi non ha.

Anche solo dal punto di vista della possibilità di accesso al computer da parte dei bambini, emerge una differenza vistosa tra ricchi e poveri: questa riguarda sia l'ambiente domestico sia quello scolastico.

I motivi che spingono alcuni individui ai margini dell'informazione sono svariati: i costi, l'incapacità di comprendere l'utilità delle applicazioni dei servizi offerti online, il rifiuto delle nuove tecnologie ecc.

I nuovi media rappresentano una finestra privilegiata sul mondo e diventeranno sempre più importanti dal punto di vista lavorativo e dal punto di vista culturale.

La computer illiteracy, la incapacità di adeguarsi al nuovo mondo che si sta creando al seguito della rivoluzione delle reti, è un problema che non può e non deve lasciare indifferenti i Governi: è loro compito combattere le esclusioni.

Già oggi, con maggiore o minore efficacia, essi sono impegnati affinché l'istruzione, la salute, la sicurezza, non si trasformino da principali fonti di sopravvivenza a deprecabili frontiere per genti ritenute diverse in base a parametri di reddito.

In futuro, si spera prossimo, i Governi, coloro che lavorano nella formazione, gli studiosi delle società e delle culture, dovranno confrontarsi con questo nuovo tipo di esclusione, quella dal mondo del computer, che equivarrà, ben presto, all'esclusione dalla possibilità di comprendere il mondo esterno.

Come combattere allora l'esclusione e il rifiuto delle nuove tecnologie?

Insegnando ad utilizzare il computer che deve essere inserito nell'attività didattica delle scuole, di tutte le scuole.

Insegnare agli insegnanti, quindi, diventa il primo passo da compiere, per creare l'opportunità di diffondere la convinzione della imprescindibilità delle funzioni dei nuovi media. Da qui lo snellimento della possibilità di approccio al computer sia, e soprattutto, dal punto di vista economico, che da quello dell'interesse e della scoperta delle potenzialità insite in questo mezzo.

Fondamentale è quindi costruire luoghi pubblici e facilmente raggiungibili dove l'accesso ai media multimediali sia gratuito, per consentire ad ogni cittadino di collegarsi alle reti della conoscenza e dell'informazione.

Quale luogo migliore allora della ludoteca per diffondere la conoscenza dei nuovi media e creare le condizioni affinché l'accessibilità al mondo multimediale non sia preclusa ai meno abbienti, ma sia un terreno comune di conoscenza tra ricchi e poveri?

Se la ludoteca è uno spazio polivalente di servizi con iniziative e attività di gioco per conoscere e costruire giocattoli nuovi e antichi, in cui bambini giovani e adulti possono trovarsi insieme, risulta spontaneo considerarla una struttura aperta a nuove metodologie di insegnamento e di conoscenza. I nuovi mezzi di comunicazione di massa sono talmente radicati nella nostra quotidianità, che risulta necessario imparare a conoscerli e ad utilizzarli nel migliore dei modi.