Il programma del modulo prevede l'analisi di due correnti di pensiero che hanno analizzato le varie sfaccettature del gioco, tanto importanti da essere considerati le basi per ogni ulteriore teoria.

Si tratta degli studi di Huizinga e Caillois che affrontano il tema della significazione del gioco all'interno di diverse società, sottolineando la necessità di considerarlo seriamente come fattore di cultura e come documento di civiltà.

Nel corso della docenza si avrà modo di analizzare la nascita della scuola materna in Italia, prendendo in considerazione il modello custodialistico e quello scolasticistico di Aporti. Verrà posta particolare attenzione al concetto di gioco e come era sviluppato nelle due tipologie di asili.

Saranno illustrati i modelli pedagogici dei principali autori: Owen, Froebel, Agazzi, Montessori. Il gioco e le sfere cognitiva, affettiva, corporea, creativa e etico-sociale.

Huizinga sostiene che tutto l'atteggiamento spirituale del Rinascimento è gioco: infatti, se si pensa al fatto che quest'epoca è considerata l'apice della civiltà occidentale, possiamo facilmente concludere che un massimo di civiltà significa un massimo di presenza di gioco in essa.

Le motivazioni di questo atteggiamento sono da ricercare in varie cause. Una, come già accennato, è certamente la necessità di allontanare le tensioni interne, sociali e psicologiche, sublimandole nel gioco; la società rinascimentale appare agli occhi dello studioso come piena di conflitti sia nella sfera quotidiana sia in quella degli eventi storici e la trasformazione della guerra nei duelli giocosi ravvisabili nei poemi cavallereschi ne è una prova.

Un'altra causa è la netta contrapposizione tra lo spazio-tempo impegnato per il lavoro e quello dedicato alle attività ludiche, ovvero al riposo e all'ozio, contrasto particolarmente sentito in questa società ma caratterizzante tutte le epoche e tutte le società occidentali.

Abbiamo visto finora come il gioco, nel corso del tempo, abbia svolto la funzione di rivelatore dell'intima natura delle diverse civiltà. Affrontiamo ora il discorso ponendo al centro dell'attenzione il bambino e facendo riferimento alle teorie di Rousseau.

Egli parte da un atto di accusa nei confronti della società che degrada la natura proponendo di salvaguardare il bambino dai pericoli della contaminazione. E' la prima volta che l'infanzia trova una collocazione effettiva nella vita degli adulti!

Nel suo pensiero troviamo, quale nota dominante, il tentativo di ritorno alla genuina spontaneità della natura: affinché un individuo possa esprimersi secondo ciò che è realmente, è necessario che sin da piccolo lo si lasci libero di giocare, di scoprire il piacere e il benessere che derivano dall'attività ludica.

Il fanciullo ha sempre interessato i pedagogisti in quanto soggetto dell'educazione e il riconoscimento del suo attivismo interiore hanno portato a capire quanto tutto ciò fosse palesato dal bisogno del gioco e del fare.

Da qui la valorizzazione dell'iniziativa personale, dell'attività ludica individuale o di gruppo che devono essere considerati come bisogni espansionistici e come motivi educativi.

Perciò, dice Rousseau, che il modo esatto di "educare" un bambino sta nel seguire la natura, assecondare la sua spontaneità senza interferire dall'esterno.

La natura in Rousseau è intesa sia come natura esterna da cui il fanciullo "dipende" per riceverne degli stimoli o correzioni sia come natura interiore, l'insieme, cioè, delle sue attitudini, delle tendenze e degli istinti, motivi originari e intimi del bambino che lo spingono intensamente ad uno stato di attivismo personale.

C'è quindi in Rousseau una radicata concezione della natura come forza promotrice e contemporaneamente come guida dell'educazione: un atteggiamento di rispetto della spontaneità e della originalità del bambino e un adeguamento alle esigenze psicologiche delle successive fasi educative.