Nel corso del 2001 e nei primi mesi del 2002 il "sistema" della Formazione Professionale nel nostro Paese ha visto delinearsi una serie di scelte paradossali:

  • Sono stati formalizzati alcuni bisogni di formazione e di orientamento prima quasi del tutto non soddisfatti creando "sottosistemi" formativi come quello a beneficio degli apprendisti oppure un abbozzo di "sistema per la formazione continua" per ora solo rivolto ai lavoratori subordinati nonché una prima sperimentazione di azioni di formazione individuale rivolte a lavoratori;

  • Sono proseguite e si sono consolidate tutte le sperimentazioni in atto quali quelle nell'ambito IFTS;

  • La Formazione viene considerata esplicitamente un diritto-dovere in relazione ad azioni di riqualificazione dell'intero sistema produttivo (basti pensare agli obblighi formativi derivanti dalle norme sulla sicurezza o alla normativa HACCP);

  • Recenti indagini evidenziano come tanto i lavoratori che gli imprenditori individuino la formazione come un elemento strategico per il loro futuro;

  • Eppure le risorse pubbliche destinate alla formazione sono sostanzialmente sempre le stesse, cioè troppo poche;

  • L'unica innovazione è costituita dalla cosiddetta norma "Tremonti Formazione" che introduce un bonus fiscale rilevante per chiunque faccia attività di formazione (per i soli lavoratori dipendenti) indipendentemente dalla tipologia della formazione stessa e dal fatto se detta formazione sia pari a quella erogata negli anni precedenti oppure sia superiore (con una discontinuità rispetto agli altri aspetti della stessa legge).

Proprio questo comportamento dimostra un evidente senso di colpa del legislatore che, di fronte alla enormità dei bisogni formativi non soddisfatti, quasi si rassegna a "premiare" l'intervento privato quale che sia.

Il pregevolissimo "Rapporto 2001" prodotto dal Dipartimento Formazione Continua dell'ISFOL, ci ricorda che "il bilancio generale dello Stato per l'Istruzione e la formazione per il 2000 è di circa 100.000 miliardi di lire" mentre "le spese per la formazione ammontano a circa 6.000 miliardi di lire, di cui più dell'80% sono cofinanziate dal Fondo Sociale Europeo".

"Si possono stimare nell'ordine dei 2.000 miliardi, ovvero pari al 2% della spesa pubblica per la formazione" gli interventi per tutti gli adulti.

Insomma "il 98% delle risorse è destinato ai 10 milioni di giovani e disoccupati e il 2% ai 21 milioni di occupati, ai 3 milioni di sottooccupati e ai circa 30 milioni di adulti non attivi o non più attivi"!

Eppure sono gli occupati delle imprese private a finanziare il sistema della formazione professionale nel nostro paese, poiché le risorse prevalenti del cosiddetto "Fondo di Rotazione", che cofinanzia il Fondo Sociale Europeo e rende possibile la stragrande maggioranza degli interventi, derivano dalla cosiddetta "assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria" pagata all'INPS dalle imprese private (eccetto quelle ex-parastatali).

Questa anomalia dovrebbe avere termine nei prossimi anni e questi ingenti fondi (circa 1.000 miliardi di lire annui) dovrebbero gradualmente servire (in base alla legge finanziaria 2001) al finanziamento dei cosiddetti "Fondi Interprofessionali per la Formazione Continua".

La Legge Finanziaria citata aveva già fissato un finanziamento iniziale di 100 miliardi per l'avvio dei Fondi e una percentuale scalare sul totale a beneficio degli stessi (20% nel 2001, 30% nel 2002, 50% nel 2003).

Ad oggi alcuni di questi fondi sono costituiti o in via di costituzione ma nessuno è operativo.

Naturalmente quando detti Fondi diventassero operativi sarebbe necessario un intervento sostitutivo dello Stato e/o delle Regioni per cofinanziare le iniziative sostenute dall'Unione Europea per il tramite del Fondo Sociale Europeo.

Nella programmazione FSE 2.000/2.006 (di fatto partita tra il 2001 e i primi mesi del 2002) la stragrande maggioranza delle risorse sono infatti direttamente attribuite alla gestione diretta delle Regioni e Province Autonome, come si vede nella tabella 1, riferita alle sole Regioni del centro-nord (obiettivo 3).